Addio a Maria Carla Romiti

Cara Maria Carla,

cara amica e maestra, ora sei nel testo/bara, nel contenitore, ed io qui in quest’altro Minimo testo che provo ancora una corrispondenza con te attraverso l’amica scrittura che tu mi facesti conoscere, con la tua complice amica del cuore Oriana. Fu da subito una affettiva associazione a delinquere nei confronti del consueto, del mansueto parlare per parlare, del prevedibile accasamento testuale. Tu eri il vulcano, l’esuberanza fenomenale, Oriana cercava di arginare e dare compostezza ai rivoli, ai lapilli, al magma, sembrava che lei fosse la ragioniera di te artificiera, in pratica però non si è mai saputo dove finisse la sovversione dell’una e iniziasse l’ingegneria dell’altra. Era un continuo scarto, un moto continuo, una passeggiata con l’amato gioco della parola, non quella per fare le poesie, bensì Poesia, quel fare colto, ludico, scientifico che mette in comunione. In questo gioco, serio come tutti i giochi, per te Maria Carla non esistevano persone capaci o incapaci, ma solo semplicemente persone, con le quali essere in relazione, lì dove ci trovavamo: uno spettacolo, un colloquio, una cena, un incontro per strada, una lezione, un laboratorio, una protesta, sono state sempre una variazione tonale sullo stesso tema: vivere da persone libere, più semplicemente vivere da persone. Eri colta Maria Carla, di quella cultura che dall’anima affiora su tutta la geografia del corpo. Adesso che ci penso non ho mai avuto il tempo di studiare il tuo piano di studi, mi accorgo che in definitiva so poco del tuo percorso giovanile, se non che anche tu hai avuto l’ accortezza, altri dicono la fortuna, di incontrare maestri importanti, come importanti sono tutti i veri maestri. Ne so poco di questo, perché, diversamente da me, tu non eri una passatista, il tuo passato non era un fardello ma un viatico, e quindi non c’è stato modo di trastullarci con nostalgie perché tu eri, e senza volerlo imponevi, la presenza, quella immediata, senza filtri. Avevi sempre un incoraggiamento e una parola gentile, mai attaccavi su eventuali cadute.
E poi la cosa più importante, se facevi una considerazione su un verso detto o su uno spettacolo su una qualsiasi opera d’arte e d’ingegno non si trattava mai di essere d’accordo o in disaccordo, era solo involontaria materia di riflessione, di studio, “musica da viaggio” direbbe Pagnanelli. Senza di te e senza Oriana, io non solo non avrei potuto studiare tutti questi anni senza perdere il gusto dello studio in questa pattumiera mondiale, ma non avrei conosciuto altre persone, poeti, fondamentali per la mia vicenda e per la vicenda di tante persone che hanno operato con noi. L’elenco di queste persone capaci di emozionare altre persone è lungo come la strada percorsa, talvolta ci giriamo indietro perché ci sembra non scorgerli più, è solo momentanea nostalgia, perché girando il passo per proseguire li sentiamo che invece ci sorridono avanti, sono sempre 10 metri o dieci anni davanti a noi.
Adesso mi diresti: Maurizio bravo! Col tuo piglio altero e col sorriso che cede invece in dolcezza, e però aggiungeresti:
– magari se fossi stato un po’ meno retorico saresti stato meno accordato alla situazione bara testuale ma più essenziale rispetto alla mia assenza/essenza. È vero amica mia, ma l’ho fatto apposta, perché tu potessi giocare ancora una volta con gli scarti delle parole che ci scappano di qua e dall’aldilà.

E allora per dirla telegraficamente ispirandomi al tuo amato Derrida:
la memoria è polvere innamorata, ciò che resta del tuo fuoco è su noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerti, la tua polvere innamorata è su noi, un po’ se la porti il vento e si posi su altri per spargere conoscenza.

Ciao bella!

Maurizio Boldrini e i tuoi compagni e le tue compagne di giochi.

Radio Aut Marche: presentato il libro a 50 anni dalla fondazione

 

Intenso e partecipato incontro quello di sabato pomeriggio in cui, a Monte San Pietrangeli, è stato presentato il libro “Radio Aut Marche: una, cento, mille voci” (edito da Andrea Livi), a cura di Fabio Guardabassi, figlio dello storico fondatore e giornalista Giancarlo Guardabassi.

Dopo un video messaggio di Neri Marcorè, ex collaboratore della radio e oggi noto attore e performer televisivo, proprio Fabio Guardabassi ha ricordato come Radio Aut era conosciuta dal mare alla montagna: “Qualsiasi bar aveva Radio Aut accesa, specie le lavoratrici domestiche alle quali facevamo compagnia e che ci ringraziavano quando ci incontravano”.

Veronica Luciani, figlia di Rosanna, cofondatrice con Guardabassi della storica Radio ha ricordato: “La radio è nata nella stanza a fianco alla mia cameretta, una ex cucina dismessa. Poi sono diventata speaker e il bello è che non c’era un copione, non recitavamo, ma eravamo noi stessi, trasparenti, e di questo il pubblico ci dava atto”.

Altra Speaker storica, Michela Miconi, ha raccontato il modo rocambolesco con cui ha cominciato a collaborare con Radio Aut. “Amavo cantare, sin da piccolina, e ad un “GG show” (lo spettacolo canoro ideato proprio da Guardabassi che vide protagonista anche un giovanissimo con Neri Marcorè), volevo cantare il brano “Tanti auguri” della Carrà. Avevo 11 anni ed era un autentico fuori programma: Giancarlo, che non conoscevo, era titubante ma poi dietro la mia insistenza mi fece salire sul palco. Alla fine rimase colpito dalla mia voce e dalla mia verve recitativa e così entrai in radio anche io come speaker. Quella Radio aveva un autentico ruolo sociale: ricevevamo telefonate private, fuori onda, per ringraziarci: un vero lavoro psicologico. Un aneddoto su Giancarlo: era estremamente esigente, non tollerava errori specie ad inizio e fine trasmissione, era un maniaco della puntualità. Ho visto spesso speaker ripresi bruscamente se tardavano o non rispettavano gli orari”.

Manlia Sollini, altra collaboratrice della Radio ha portato la sua testimonianza: “passavo tanto tempo alla radio, tanto che ha ritardato di un anno la laurea. Seguivo le dediche, spesso usate per scherzi da ragazzi, poi radiogiornali anche da casa, dopo sposata, al telefono mentre badavo al bimbo piccolo”.

Ha concluso la serata Maurizio Boldrini, oggi attore affermato, regista e direttore del Minimo Teatro, ed ex collaboratore anche lui di Radio Aut. Con Boldrini il gran finale: un mini notturno improvvisato con tanto di telefonate del pubblico presente in sala.

Durante la serata Fabio Guardabassi e il collaboratore Claudio Luchetti, altro storico speaker della Radio, hanno annunciato la digitalizzazione e pubblicazione di tutto il materiale analogico conservato negli archivi. Una bellissima notizia per tutto il territorio fermano, ma anche per la stessa storia della radio italiana.

All’ IC “Giovanni XXIII” di Mogliano ottanta docenti e un maestro per seminare l’arte della parola

MOGLIANO – Giovedì 20 novembre dalle ore 17.00 alle 19.00 prende il via la collaborazione con finalità di formazione e supporto alle attività didattiche tra l’IC “Giovanni XXIII” di Mogliano e il Minimo Teatro.IMG 20251104 211844

Sono previsti quattro appuntamenti seminariali dedicati al personale docente, il tema degli incontri è “Parola, testo e traduzione verbale”. L’iniziativa è inserita nel progetto di lavoro annuale di espressione e creatività dell’ IC Giovanni XXIII: “Io mi esprimo così”, che oltre al teatro cura espressione pittorica, arti figurative e musica.

Il Dirigente scolastico prof. Silvio Catalini sottolinea l’importanza del teatro nelle attività didattiche, come strumento pedagogico e culturale: “Sono onorato di avere testimone il Maestro Maurizio Boldrini, che offre l’eccellenza assoluta della sua arte agli ottanta docenti che lo seguiranno nei quattro appuntamenti. Mi auguro che possa essere sono un inizio di una più ampia e proficua collaborazione per aiutare i docenti con nuovi stimoli e prospettive affinché a loro volta possano avvicinare i ragazzi alla conoscenza dell’arte in parola e in voce.”

Maurizio Boldrini, direttore del Minimo Teatro e tra l’altro pioniere delle attività teatrali nelle scuole marchigiane, dice: “A Mogliano sarà un’ulteriore formidabile occasione, visto che sarò con tanti docenti, di mettere a disposizione conoscenze frutto di decenni di dedizione artistica. In otto ore non si può edificare un nuovo mondo estetico, però è possibile smascherare qualche pericoloso utilizzo delle parole, smascherare falsità verbali ed iniziare qualche cauto movimento sulle sabbie mobili del linguaggio. Chi mi ha invitato, il dirigente scolastico Catalini, è dotato di un accorto coraggio, mi piace corrispondere con arte ad arte. Inoltre i docenti sono sempre eroici, al di là del loro personale valore, nonostante siano in balia di una miriade di norme e costrizioni, trovano ancora la forza di prendersi cura della conoscenza. Il mio sarà solo un ulteriore contributo, spero sorprendente e interessante, per le loro pregresse conoscenze.”

Quando l’arte diventa “pentarte”. Sconfinamento di cinque fuoriclasse: Passarella, Boldrini, Cavalletti, Sarrubbo, Millevolte

CIVITANOVA – Teatro Annibal Caro, “Vi spiego alcune cose – Viaggio tra le parole di Pablo Neruda e Federico Garcia Lorca”, spettacolo curato da Minimo Teatro nell’ ambito di “Civitanova Film Festival” e “Civitanova Classica Piano Festival”.

Partiamo dalla fine, per i ringraziamenti al termine dello spettacolo sono saliti sul palco il Maestro Lorenzo Di Bella, direttore artistico e organizzativo “Civitanova Film Festival”, Michele Fofi, direttore artistico del Civitanova Film Festival, che bene traducono per il gran pubblico presente l’estasi e la commozione degli ottanta minuti sensazionali che hanno saturato lo spazio teatrale.

L’ ultima a prendere la parola per ringraziare gli artisti è la dottoressa Agnese Biritognolo, vice presidente dell’ Azienda Teatri, che ha esordito dicendo: “Non ci sono parole per definire uno spettacolo come questo”, sintesi perfetta, semplice ed esaustivo telegramma di un’arte incommensurabile che ha elevato artisti e spettatori in un’unica corrispondenza acustico/affettiva.

Per l’ unicità dell’avvenimento, non si pensi che sia eccesso di retorica creare il seguente neologismo: “pentarte”.

I cinque righi musicali sono sconfinati da cinque artisti fuoriclasse, da qui in poi “pentarte” significherà quell’arte non descrivibile e solo partecipabile, che de-genera dai tradizionali settori di appartenenza per combinarsi e ribaltarsi nell’indefinibile sensazionale.

E allora si portino a memoria i soli nomi degli artisti, poiché per loro ogni appellativo di grazia sarebbe vano: Hector Ulises Passarella il bandoneon, Serena Cavalletti il violino, Cristiana Millevolte il pianoforte, Maurizio Boldrini e Flora Sarrubbo le voci.

Federico Garcia Lorca e Pablo Neruda poeti vivi in sala.

Il Minimo Teatro ha curato la realizzazione dello spettacolo, in sala erano rappresentati dal presidente Federico Boldrini e la vice Serenella Marano, Manuela Grelloni per il Club Amici MT, oltre che dal fonico Euro Morresi e gli assistenti Mario Rossetti, Leonardo Mohammadi con il supporto del Braconi service e Valli pianoforti. Fotografo di scena Luciano Serini. Oltre la determinante direzione artistica del Maestro Di Bella e la complicità del Maestro d’arte Mauro Mazziero, da menzionare la consueta precisione organizzativa di Francesca Iacopini.

Grazie anche a tutto lo staff dei TdC e allo sponsor principale, Ica, colorificio. I partner della manifestazione: Banco Marchigiano, Azienda B.Bastianelli, Dimorae art hotel Civitanova, Associazione centro culturale, Teatri Civitanova, Associazione arte in musica. Patrocinio del Ministero della cultura, Regione Marche e Città di Civitanova Marche.

È uno di quei casi in cui la menzione di artisti e promotori è importante perché l’ iniziativa è memorabile e resti a memoria non solo per coloro che ne sono stati fortunati testimoni diretti. Un ultimo pensiero: Lorca e Neruda hanno ancora una volta denunciato le barbarie contro gli innocenti, “Vi spiego alcune cose” è esemplare spiegazione, quella dell’alto e vibrante suono poetico, la spiegazione con meno errori di umani verso umani.

Viaggio tra le parole di Neruda e Garcia Lorca a Civitanova con Boldrini e Passarella

Roma, Forum Studios 09 03 2024. ROMA FILM MUSIC FESTIVAL 3a edizione. ©IANNIELLO & MIKHAIEL

Seguendo il tema dell’undicesima edizione del CFF, Gli incontri necessari, il Civitanova Film Festival e il Civitanova Classica Piano Festival lanciano assieme una serata dedicata al rapporto tra musica, film e poesia.
Mercoledì 29 ottobre l’appuntamento è al Teatro Annibal Caro, dove alle 21.15 andrà in scena lo spettacolo Vi spiego alcune cose – Viaggio tra le parole di Pablo Neruda e Federico Garcia Lorca, curato da Minimo Teatro e da Maurizio Boldrini, attore, regista, docente e ricercatore teatrale, e che avrà come ospite il musicista Héctor Ulises Passarella.
Le voci recitanti – Maurizio Boldrini e Flora Sarrubbo – danno vita ai versi di Neruda e García Lorca, accompagnati dal bandoneón di Héctor Ulises Passarella, dal pianoforte di Cristiana Millevolte e dal violino di Serena Cavalletti, in un dialogo costante tra parola e suono. Si alterneranno alcuni brani strumentali che portano il marchio ritmico e melanconico del Rio de la Plata, regione del Sud America tanto amata e anche frequentata dai due grandi poeti e amici.
Hector Ulises Passarella è considerato uno dei più grandi bandoneonisti, nonché uno dei più interessanti compositori di tango moderno. L’inconfondibile suono e la particolare espressività̀ del fraseggio gli hanno valso l’ammirazione del pubblico, della critica e di grandi musicisti come Ionesco Galati, Leo Brouwer, Luis Bacalov, Donati Renzetti, Placido Domingo, Yuri Bashmet; cineasti quali, Emidio Greco, Michael Radford e Robert Duvall. Memorabile la collaborazione con Luis Bacalov, per l’interpretazione di tante colonne sonore del maestro, a partire da quella famosissima, premiata con l’Oscar nel 1996, del film “Il Postino” con Massimo Troisi, fino a “Frontera Sur” con Federico Lupi, “Milonga” con Giancarlo Giannini, “Panni Sporchi” con Ornella Muti e Michele Placido, “The Love Letter” con Kate Capshaw e Tom Selleck, “Assassination Tango” con Robert Duvall.
“Sono entusiasta di questa collaborazione con il Civitanova Film Festival – dice il direttore artistico Lorenzo Di Bella – un incontro tra due realtà culturali della città che condividono la stessa visione: quella di un’arte in grado di dialogare, contaminarsi e arrivare al cuore del pubblico. La fusione tra colonna sonora e poesia rappresenta un terreno fertile per nuove esperienze artistiche e questo appuntamento ne è una splendida testimonianza”.

“Vi spiego alcune cose”: dialogo tra poesia, musica e voce al Teatro Annibal Caro di Civitanova

🎼 Civitanova Classica presenta un nuovo, imperdibile appuntamento musicale in collaborazione con il Civitanova Film Festival: un’esperienza che intreccia musica da film e poesia, dando vita a un incontro di emozioni e suggestioni.

“Vi spiego alcune cose”, un viaggio tra le parole di Pablo Neruda e Federico García Lorca, accompagnate alle musiche intense di Héctor Ulises Passarella.

📅 Mercoledì 29 ottobre, ore 21.15
📌 Teatro Annibal Caro – Civitanova Marche

“Vi spiego alcune cose” è un dialogo tra poesia e musica, tra voce e strumento, tra anima e respiro.
Le voci recitanti di Maurizio Boldrini di Minimo Teatro e Flora Sarrubbo danno corpo ai versi di Neruda e García Lorca, accompagnati da Cristiana Millevolte al pianoforte, da Serena Cavalletti al violino e dalla partecipazione straordinaria di Héctor Ulises Passarella al bandoneón.
Una tessitura sonora che conduce il pubblico dal Mediterraneo al Rio de la Plata, terre lontane ma unite da un comune sentire poetico.

🔖 Biglietti disponibili su CiaoTickets online (https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/vi-spiego-alcune-cose-civitanova-classica-piano-festival) e nei punti vendita autorizzati.
📞 Info e prenotazioni: 392 4450125

🎶 Un incontro dove la parola diventa suono e il suono si fa emozione.
Lasciatevi guidare dalla poesia, dentro la musica.

Scuola di Dizione Lettura e Recitazione del Minimo Teatro, 43 anni dalla parte della conoscenza

MACERATA – Lunedì 6 inizia il quarantatreesimo anno della Scuola di Dizione Lettura e Recitazione del Minimo Teatro diretta da Maurizio Boldrini.

43 anni della Scuola, direttore cosa è cambiato nel corso degli anni?
Quattro decenni fa chi arriva al Minimo Teatro era già pronto per accogliere le materie, le indicazioni e acquisire nuove conoscenze, oggi ho l’impressione di essere, mio malgrado, un eroe che tenta di salvare persone dalle sabbie mobili circostanti che inghiottono anche le teste meno sprovvedute.

La causa di questa circostanza?
Molte cause, mi limito all’ ambito formativo culturale. L’ università è un diplomificio per classifiche a punti, il cinema è un luogo per vendere popcorn, il teatro poi è più che mai paradossale: tanto più sono belli i luoghi architettonici tanto più è idiota il loro contenuto, la poesia è ridotta a melensa pasticceria festivaliera. La scuola del Minimo Teatro è una vana resistenza a queste stupidità invasive e una strenua testimonianza dell’ arte autentica, misconosciuta, che purtuttavia riesce a mantenersi come studio in progressione.

Perché “vana” resistenza?
Ogni resistenza è vana, specie oggi, il linguaggio ha ormai travalicato completamente la definizione delle cose per comprendere e vivere e ha assunto una funzione protocollare aziendale. E questo purtroppo ha contagiato tutti gli ambiti relazionali: dall’ asilo all’ università, dalla politica alla sanità pubblica, tutti sono diventati servi incoscienti del sistema coloniale della parola. Come riprova basta entrare in quegli spacci chiamati impropriamente librerie: molto difficile oggi, quasi impossibile, trovarci un libro, molto facile trovarci puttanate.

E allora che si fa?
Si fa comunque, fino a che è possibile, per offrire umanamente un’occasione di conoscenza, alla peggio per testimoniare a sé stessi che il servilismo delle circostanze ancora non ci ha preso l’ anima. Quand’ero giovane mi avevano quasi convinto che alcuni celebrati maestri fossero tali e degni di rispetto, alcuni vivono ancora e allora come oggi continuano a fare marchette e repliche con l’ arte. Io li ho conosciuti e frequentati ma in definitiva sono stato sempre da un’altra parte, non so se sia giusta o sbagliata, è solo un’altra parte caratterizzata dall’anelito costante verso lo studio autentico e la conoscenza.

Le prime due lezioni di lunedì ore 16.00 e ore 20.30 sono liberamente aperte, chi desidera parteciparvi non ha che da raggiungere borgo Sforzacosta n.275, sede del Minimo Teatro, tel. 347 1054651.

Scuola di Dizione Lettura e Recitazione del Minimo Teatro, anno 43

MACERATA – C’è un unico posto al mondo in cui il linguaggio teatrale, nel corso di oltre quattro decenni, è riuscito a fornire indicazioni anche in altri ambiti: architettura, medicina, antropologia, filosofia.

Nella periferia della periferia, a Sforzacosta di Macerata, c’è il Minimo Teatro con la sua storica e resistente etichetta di Scuola di Dizione Lettura e Recitazione, che è rassicurante per chi si avvicina agli strumenti d’espressione personale.

L’etichetta, rimasta così negli anni per tradizione, cela in realtà una rivoluzione, non solo del modo di intendere la recitazione, essa coincide con una pratica che costantemente si rinnova e investe criteri della percezione, della relazione, dell’estetica.

Per la quarantatreesima volta sono aperte le iscrizioni alla Scuola di Dizione Lettura e Recitazione diretta da Maurizio Boldrini.

L’ impostazione base rimane la stessa da sempre, lezioni a piccoli gruppi in orari variabili che assecondano le esigenze degli allievi, lezioni individuali, laboratori integrativi, però il programma muta ogni anno in base alle nuove ricerche sperimentate negli anni precedenti.

boldrUn viaggio costante di conoscenza divenuto riferimento per importanti istituzioni teatrali internazionali. Gli allievi in nove mesi di attività riceveranno indicazioni pratiche e teoriche su aspetti quali: corretta dizione italiana, impostazione e dinamica verbale, lettura espressiva, recitazione in versi, dinamiche corporee, composizione e operazioni testuali, regia, azione verbale e musica, scrittura poetica, scrittura scenica, ecc. Inoltre gli allievi potranno partecipare all’applicazione del linguaggio espressivo in altri ambiti scientifici con la classe di Ingegneria Umanistica.

Al termine dell’ attività, prevista per giugno 2026, ci saranno studi scenici dimostrativi delle competenze acquisite. Informazioni ed iscrizioni: Minimo Teatro, borgo Sforzacosta 275, Macerata, tel. 347 1054651.

Macerata, inizia Ingegneria Umanistica

MACERATA – Il primo ottobre alle ore 15.30 iniziano gli incontri del nuovo anno di studio dell’ Ingegneria Umanistica disciplina inventata nel 2003 da Maurizio Boldrini direttore del Minimo Teatro per coniugare le ricerche del linguaggio teatrale ad altri ambiti operativi con l’intenzione di superare divisioni settoriali specialistiche.

Lo scorso anno la Classe dell’Ingegneria Umanistica ha elaborato un “Repertorio della nuova estetica” che in fase finale è stato presentato nei teatri di Caldarola e Montecosaro.

Nel nuovo anno di corso che è all’ inizio la classe si applicherà alla “Propaganda della nuova estetica”.

Il termine “propaganda” sarà affrancato dal suo senso negativo e sperimentato nell’ etimo “propagare”: “piantare qualcosa in avanti”, “fare crescere”.

Il primo incontro è liberamente aperto al pubblico presso il Minimo Teatro in borgo Sforzacosta 275, tel 347 1054651, per chi non può in presenza è possibile su richiesta il collegamento telematico.

Minimo Teatro: a Cingoli l'Esposizione dell'Ingegneria Umanistica - Picchio  News - Il giornale tra la gente per la gente

Ingegneria Umanistica, Classe 2025/2026 – Aperte le iscrizioni

MACERATA –  Ingegneria Umanistica è la disciplina inventata nel 2003 da Maurizio Boldrini direttore del Minimo Teatro per coniugare le ricerche del linguaggio teatrale ad altri ambiti operativi con l’intenzione di superare divisioni settoriali specialistiche.

Nel corso di un ventennio ci sono state indicazioni ed effetti in medicina, architettura, antropologia, filosofia. Lo scorso anno la Classe dell’Ingegneria Umanistica formata da otto operatori diretti da Boldrini è pervenuta all’elaborazione del “Repertorio della nuova estetica” esposto in due intense giornate di luglio presso i teatri di Caldarola e Montecosaro.

Il “Repertorio” contiene addirittura prototipi “politici” come “L’ orto a difesa pubblica” e “Vena Picena”, nucleo di città capace di generare altre diverse città senza necessità di piano regolatore. Insomma, Ingegneria Umanistica è la lettura della tradizione per immaginare ed edificare il nuovo, inoltre è denuncia della deformazione contemporanea. La misura operativa è sempre dettata dai materiali del teatro fuori dalle ovvietà spacciate nei teatri.

Definito il “Repertorio della nuova estetica” la Classe dell’ Ingegneria Umanistica nel nuovo anno di corso 2025/2026 si applicherà alla “Propaganda della nuova estetica”.

Il termine “propaganda” sarà affrancato dal suo senso negativo, ripartiremo dall’etimo “propagare”: “piantare qualcosa in avanti”, “fare crescere”, sarà come sistemare canne perché le piante dei pomodori possano fruttificare al meglio, sarà anche una diffusione precisa come gli ex acquedotti romani, che portavano, oltre l’acqua, anche l’idea stessa dell’ingegno.

Coloro che desiderassero diventare allievi della classe di Ingegneria Umanistica prenderanno visione dei riassunti operativi del precedente anno di corso che possono essere richiesti al n. 347 1054651, numero utile anche per informazioni ed iscrizioni.

Inizio dell’attività: ottobre 2025; termine dell’attività giugno 2026.

Frequenza settimanale in presenza presso il Minimo Teatro o per via telematica.